Kalaris’s Blog

Avremmo perduto la memoria stessa insieme alla lingua, se il dimenticare fosse in nostro potere come il tacere. Tacito

Kàlaris

Chi non lo sa oramai? Kalaris è stato il nome, in un tempo remoto, di quella città che mi ha dato, in tempo altrettanto remoto, i natali. Vento, sole, mare e sale. Ecco di cose è fatta Cagliari. E di gente che spera e sogna ma di rado si arrischia al mutamento. E’ gente descritta fiera nello sguardo, diffidente nell’atteggiamento, forte nel comportamento. E’ gente che non ha dimenticato il passato, è gente che ha paura del proprio futuro. Questo mi è stato detto di quegli isolani che hanno condiviso con me l’afoso scirocco e l’insolente maestrale. Eppure la fierezza dell’occhio e l’alterigia del passo è perduta. Isola, troppo piccola per assurgere al ruolo di dominio, fin troppo grande e ricca, per poter essere piacevolmente dimenticata dal mondo, ha vissuto per sempre in quel purgatorio che ha trasformato l’essenza del sardo. Non saprei dire quando sia accaduto. Ma quel popolo di guerrieri, indolenti e differenti dal giunco, ha deciso poi di piegarsi. Oh non dubitatene, siamo prossimi pure allo spezzarci. Perchè il giunco secco, lo fa. Barattando la nostra tradizione, dimenticando la nostra storia, vergognandoci della nostra lingua abbiamo domandato supplicanti d’essere accettati in quel mondo che è fatto di un solo colore, di una sola storia, di una sola lingua. E il mondo che ci circonda è un ottimo venditore, perché lo scambio ci pareva equo. E’ stato un procedimento lento quello che mi ha portato a scoprire che la nostra identità è fatta di sfaccettature originali, di preziosi anfratti, di deliziosi gusti, di eccezionali profumi, di mirabolanti vedute. E’ stato studiando la nostra storia, analizzando l’origine della nostra lingua, osservando i comportamenti dei nostri nonni che ho compreso che quanto di eccezionale in noi si cela, non deve essere assolutamente venduto, per nessuna motivazione dimenticato, e in nessun caso camuffato per paura d’apparire…diversi. Ecco il motivo di questo piccolo spazio. Tenterò di soffiar via la polvere, di lucidare quel gioiello che è la Sardegna, grezzo secondo alcuni, ma unico. Racconterò della cultura, della paura, dell’isolamento, della superstizione e della genialità. E fidatevi, geniali lo siamo stati in ogni campo. Ma come bambini che si sono bruciati troppo spesso, non tendiamo più il dito verso il fuoco. E m’auguro che leggendo di noi, nel vostro sguardo s’accenda quel fuoco che è stato. Quello che deve aver mosso i nostri antenati, descritti come barbari adoratori di pietre intorno alle quali, superstiziosi, danzavano. Era il 594 d.C. e il caro Gregorio Magno cercava come alleato il primo coglione della storia sarda. Ospitone, che ci vendette per il consenso. E mi perdonino i coglioni che lo hanno preceduto, e quelli che lo seguiranno, se non di tutti parlerò. Che sappiano però che c’è chi non dimentica, e chi di vendersi non ha alcuna intenzione. 

Claudia Zedda

1 commento»

  Judas wrote @

Ogni individuo che ha coscienza delle proprie radici è sempre un passo avanti agli altri. Per poter camminare senza inciampare è bene conoscere il terreno sotto ai propri piedi, sapere gli errori che si son commessi…perchè rifarli inutilmente?
Sarà che sono un romantico, ma quando passeggio per gli agri della mia terra, o ancora sento il profumo salmastre e le discussioni dei pescatori, io mi commuovo. Ebbene, questo è un tesoro.

In ogni caso, bellissimo post, ‘nima^^
Claudio.


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